Il Lago Gerundio
Una volta, verso l’anno 1100, al posto di Zelo Buon Persico c’era un lago. Si chiamava lago Gerundo, infatti tutta questa zona era sommersa d’acqua, si trovava nell’area compresa tra l’attuale corso del fiume Adda e la scarpata che delimita il territorio cremasco. Il suo bacino era costituito da una depressione della pianura padana, dove potevano confluire le acque dell’Adda, dell’Oglio e delle risorgive. Si presentava come una grande estensione di paludi e acquitrini.
La zona in cui sorge ora Zelo Buon Persico si trovava all’estremità nordovest del lago. Oltre a paludi, acquitrini e stagni dovevano esserci anche specchi d’acqua profondi, lungo le sue costeesistevano ville residenziali e porti. Proprio nell’area di Villa Pompeiana - alcuni studiosi ritengono si trovassero una villa e addirittura un porto fluviale fatto costruire dal patrizio romano Gneo Pompeo Strabone (150-80 a.C.). In suo onore, dopo la conquista della Gallia cisalpina da parte dei romani, il maggior abitato della regione a sudest di Mediolanum (Milano) venne ribatezzato come Laus Pompeia (oggi è Lodivecchio). La via di comunicazione principale era la cosidetta via regia che da Milano conduceva a Lodi passando per Paullo, Muzzano e Galgagnano. Nel 1220 dei monaci cistercensi e benedettini iniziarono una grande opera di bonifica con la creazione del canale Muzza. Secondo la leggenda dell’Alto Medioevo, nel lago Gerundo viveva il drago Tarantasio, vero terrore per gli abitanti del luogo. I drago ha ispirato gli ideatori del logo dell’Agip, che lo hanno trasfigurato, aggiornandolo, nel cane a sei zampe che sputa fuoco dalla bocca. Nel Mortone, presso Villa Pompeiana, é stata rinvenuta nel 1977 una piroga monossile, ossia un’imbarcazione molto primitiva, costituita da un’unico, enorme tronco d’albero appositamente scavato. Dopo la pulitura e le analisi al radiocarbonio, risulta che la piroga risale al 490 dopo Cristo. Dopo la frazione Mignete, sulla sinistra, si gode la vista del Mortone, un’area paludosa, vasta circa 30 ettari, coperta di canneti palustri, con sorgenti e un corso d’acqua libera, un punto di ritrovo per numerose specie di uccelli.
Il Drago Tarantasio
Il Gerundo il lago che si stendeva in Lombardia, alle confluenze tra Adda, Serio e Oglio, e di cui parlò già Plinio il Vecchio; fu prosciugato definitivamente dalle bonifiche del XII secolo, ma non si seccarono le leggende intorno ai mostri che in esso s’immergevano. Il più noto era il Tarantasio, una sorta di serpentone velenoso persino nell’alito, e sue presunte costole ( due metri di circonferenza ), sono tuttora conservate in due chiese nel bergamasco e nel cremonese. Certo nessuno le ha studiate sul serio e si preferisce così attribuirle a qualche mammut fossile o a una balena; ma chissà forse il favoloso drago Tarantasio delle nebbie tra Lodi e Piacenza era piuttosto un grande storione ( non impazzano a tutt’oggi in Po i giganteschi pesci-siluro ), o magari un coccodrillo importato e uscito di bussola. Del resto, una sua traccia tangibile é pur restata nel biscione antropofago dello stemma dei Visconti ( e di una squadra di calcio, appunto l’Inter di Milano ). Però il drago non è mai stato catturato, rimarrà una leggenda indimostrabile.
L’Adda
Osservando il nostro territorio, composto da campi ben quadrati o rettangolari, si pensa ai nostri antenati, che in tempo più o meno remoto hanno faticato tanto per far sì che l’agricoltura potesse rendere il più possibile,e darci granaglie atte al vitto e foraggi per il bestiame. I terreni sono fertili per natura,ma anche per la regolare concimazione annuale. Ma se non ci fosse l ’irrigazione, ogni sforzo del lavoro dell’uomo sarebbe vano, e la bella pianura rimarrebbe sterile, solo con sterpaglie e rovi. L’idrografia della zona è composta da corsi d’acqua naturali, come i fiumi e torrenti (Adda, Molgora, Addetta), da acque resorgive (Sillero, Cavo Marocco.....), e da acque di canali artificiali (canale
Muzza e rogge derivanti dallo stesso).
L’Adda nasce a Nord di Bormio, a 2253 metri di altezza, da laghetti montani;poi nel suo corso sfocia nel Lago di Como per uscire, dopo 42 Km, dal ramo di Lecco, riprendendo la sua corsa tra monti, colline e pianure, dirigendosi verso il Po. Fino a Cassano l’Adda rimane incassato tra alte sponde, correndo veloce tra orridi e canaloni; ma giunto in pianura, quasi riposando dalla corsa vorticosa, prosegue il suo corso serpeggiante, lento e maestoso, puntando verso Lodi, poi nei pressi di Cremona e precisamente a Castelnuovo Bocca d ’Adda, si getta nel Po, avendo percorso dal suo nascere ben 313 chilometri.
Per quanto riguarda il nostro territorio, l’Adda bagna a destra Comazzo per circa 5 Km, lasciando alcuni terreni sulla sinistra; passa in mezzo al territorio di Merlino per più di 3 Km, sia della sponda destra, che da quella sinistra (ove si trovano i cascinali Risorgenza, Predazzo, Bezzecca); poi tocca su breve tratto a sinistra, e per più di 7 Km a destra il territorio di Zelo B.P., e per meno di 1 Kmi terreni di Cervignano d ’Adda.
Aqua Mutiana
Uno dei primi canali artificiali della zona creati per controllare il regime delle acque è la cosidetta Aqua Mutiana, ideata dalla famiglia Mutia, nel 222 a.C. esiste tuttora nel territorio di Zelo Buon Persico e corrisponde all’attuale canale Muzzetta.
Le rogge principali di Zelo B.P.
- roggia Muzzetta, (l’antica Aqua Mutia di origine romana), che da Molinetto, passa per Muzzano, sfiora Molinazzo e arriva a Villa Pompeiana.
- roggia Fasola, che da Zelo passa di fianco a Casolate e giunge a nord di Villa Pompeiana, dove si congiunge con la roggia Muzzetta.
- roggia Fasolina, che bagna i terreni intorno a Casolate.
- roggia Zelo Ospitale, (o Zela) che da Zelo raggiunge Mignete, da dove parte una diramazione per Casolate.
- roggia Bertonica, che da Paullo entra nel comune Zelasco all’altezza della fattoria Aurora, procede in linea retta verso Molinazzo, attraversando la zona di Muzzano, e continua a sud nell’area di Cervignano d’Adda.
- roggia Nuova, a sud, roggia Quaterna,a nord, in territorio di Zelo , infine il colo Calandrone a Bisnate, al confine tra i comuni di Zelo e Merlino.
Le aree Umide
All’interno del territorio comunale di Zelo Buon Persico sono state individuate e censite 19 aree umide, cinque delle quali son lanche e una é un fontanile.
Il Mortone: é una grande palude, ampia 30 ettari, ricoperta da canneti e fragmiti, con piccoli specchi d’acqua interni e un corso d’acqua limpida. Sono presenti alcuni salici cinerei, a gruppi o isolati.
Lanca a nord di Bisnate: è la lanca più grande (1,3 ettari) con rive alberate, alimentata continuamente e ricca di vegetazione acquatica (alghe, lenticchie d’acqua e tife .
Morta della Cascinetta: grande morta (4,8 ettari una parte in comune di Spino D.) con acqua bassa e limpida, fondo ghiaioso e ciottoloso. Ricca di alghe, con piccoli arbusti di salice bianco.
Fontanile a sud est di Casolate: si tratta di un fontanile ripulito meccanicamente e allargato a metà degli anni Ottanta..
Impaludamento al margine del bosco della Riserva Brambilla: si tratta di un’area depressa, in gran parte coperta da canneto con esemplari di tife maggiore e di salici cinerei. L’acqua è scarsa.
Palude interna al bosco della Riserva Brambilla: é una palude ampia circa 0,6 ettaricon acque basse e limpide con fondo ghiaioso, buona presenza di alghe e vegetazione palustre sulle rive.
Corso impaludato dell’Adda Vecchia: si tratta di alcuni slarghi ( parte nel comune di Spino D.) di un corso d’acqua residuo di un braccio abbandonato dell’Adda. E’ coperto da giunchi, carici e spargonio.
Palude della roggia Muzzetta presso la Villa Innocenti: é uno slargo impaludato (0,7 ettari), alimentatodalla roggia Muzzetta, acque limpide e abbondante vegetazione acquatica.
Lanca dell’Adda Vecchia: lanca di circa un ettaro, alimentata dall’Adda Vecchia e collegata al fiume, sulle rive salici bianchi e tife.
La Muzza
Dall’Adda a Cassano esce il Canale Muzza, tocca i terreni di Trucazzano, Comazzo, Merlino, giunge alle porte di Paullo, dopo aver percorso 19 Km. Alle porte di Paullo, ove si dividono le acque, per gettare il sovrappiù nell ’Addetta, la Muzza si piega verso sud, parallelo all’Adda, toccando i territori di Mulazzano, Zelo B.P.e Cervignano, per portarsi alla Centrale Elettrica di Tavazzano, e poi giù giù nel Lodigiano fino a Castiglione, ove rientra nell’Adda. Il Canale Muzza è stato ricavato dal ramo destro dell’Adda, chiamato Addella o Addetta. I nostri antenati, preoccupati per l’irrigazione delle culture e vedendo che il ramo dell’Addetta s’interrava sempre più, e l’acqua continuava a scarseggiare, pensarono di usare tale percorso per formare un Canale, che avesse una buona portata d’acqua, e giungesse così attraverso il Lodigiano a bagnare la maggior parte possibile dei terreni. I lavori per formare il Canale durarono dagli anni 1222 al 1230.
Alcuni pensano che il Canale Muzza sia stato scavato ex novo, mentre osservando attentamente il suo percorso si trovano, ora a destra ora a sinistra, delle bassure e delle insenature che accertano esservi stato prima un corso d’acqua naturale, come di fiume. Per far affluire più acqua, i nostri antenati cercarono di affondare il vecchio letto del fiume esistente, raddrizzando certe svolte e tortuosità, per dare maggiore scorrevolezza alle acque. Dal Canale Muzza fino all’anno 1977 uscivano 72 bocche d’acqua, che formavano altrettanti fossati o rogge, con nomi propri per le varie proprietà terriere, e le varie campagne. Con l’arrivo della Centrale Elettrica di Tavazzano furono ridotte a 36, unendo insieme tre-quattro o più rogge con una sola presa d’acqua. Così oltre alle singole bocche, troviamo il Derivatore Lavagna, che raggruppa insieme nella stessa presa Zela-Fasola-Quartera-Carcassola; più avanti dopo le porte di Paullo il Cavo Bolca per le rogge Borra-Lanzana-Camola-Vecchia Fratta; poi più in là troviamo il Cavo Apollo, il Cavo Saturno, il Cavo Iris e il Cavo Tris.
BREVE STORIA DEL "CANALE MUZZA"
Il Canale Muzza è la più antica derivazione del fiume Adda e la sua storia si perde nel tempo. Sembra che a seguito della bonifica del territorio a ovest dell'Adda, dovuto in parte all'opera dell'uomo ed in parte al naturale progressivo ritiro delle acque e del lago Gerundo, si sia reso disponibile a partire dal VII secolo un vasto territorio di terra fertile, coltivabile e quindi con necessità di essere irrigata. Da quel che si sa, il territorio, orientativamente compreso nel quadrilatero chiuso dalle attuali posizioni di Lodi, Mulazzano, Paullo e Zelo Buon Persico, era di proprietà del "prefetto dei fabbri" Tito Mutio, della famiglia Mutia antica dinastia di Roma, trasferitasi nell'allora Gallia Cisalpina a seguito di Pompeo. Sembra che proprio vicino a Paullo, Tito Mutio fece realizzare uno sbarramento sul fiume ed una derivazione irrigua che rendesse possibile l'irrigazione dei terreni non molto tempo prima bonificati; irrigazione che avveniva quindi con "acquae Mutiae" cioè appartenenti alla famiglia Mutia. Già nel 1150 i terreni prima della famiglia Mutia erano di proprietà dell'Ospedale Brolio di Milano (ora Ospedale Maggiore) e venivano irrigati tramite la Muzzetta che derivava le acque del ramo destro dell'Adda a monte dello sbarramento di Paullo. E' in quel periodo che Lodi venne completamente distrutta nell'evolversi di prolungate guerre con alterne vicende. La fine delle ostilità fu sancita nel 1218 e nello stesso anno, con editto dell'imperatore Federico II, venne stabilito che la proprietà delle acque spettasse ai Lodigiani, ai quali, a partire dal 1220, sembra debba essere attribuita la costruzione della parte del Muzza a valle di Paullo. E' certo che il canale, qualunque sia la sua origine, ha inciso significativamente sulla storia, sull'economia e sulla cultura del Lodigiano.
Presenza costante del territorio, il canale è considerato punto di riferimento in cui possono essere rapportate tutte le vicende storiche, politiche, economiche, urbane del luogo. Fonte di ricchezza per l'abbondante quantità d'acqua disponibile, fonte di energia e materie prime, la storia del canale, tra molti "black-out" passa al dominio delle Signorie di Milano, i Visconti prima, gli Sforza poi. Il "signore" concedeva il diritto di derivare l'acqua per favorire un'amicizia, per incassarne il "dazio", per stringere un'alleanza, per tacitare una persona ostile. Dalle Signorie il canale Muzza passò sotto il dominio Spagnolo a partire dal 1535, che inasprì ulteriormente i canoni e le condizioni cui dovevano sottoporsi gli utenti per derivare l'acqua. Nel 1550, con una sentenza di Ferrante Gonzaga, governatore di Milano per conto di Carlo V, veniva dichiarato il canale Muzza proprietà della corona. Dagli Spagnoli agli Austriaci, con un breve intermezzo Napoleonico, e quindi al Regno d'Italia. Nel 1896 il Muzza viene iscritto tra i canali patrimoniali ed affidato ai vari utenti costituitisi in Consorzio di Utenti, ”Congregazione di Muzza”. Scopo fondamentale del Consorzio era quello di gestire tecnicamente ed amministrare il canale Muzza e gli interessi di tutti gli utenti (circa 2.500) nonchè di gestire la rete irriguo-idraulica derivata che, sostanzialmente, rappresenta la rete idrica dell'alto Lodigiano. Dal 01.01.1990 il canale Muzza è gestito dal Consorzio di Bonifica Muzza - Bassa Lodigiana, costituito in applicazione alla Legge Regionale 26.11.1984 n.59 riguardante il riordino dei Consorzi di Bonifica.
IL SISTEMA IDROELETTRICO “CANALE MUZZA”
Il tracciato della Muzza si snoda su un percorso complessivo di circa 39 km nelle Provincie di Milano e Lodi, interessando i territori di 15 comuni. Durante il tragitto il livello idrico supera un dislivello complessivo di 40,8 m con una cadente assoluta di circa 1%, di cui circa il 50% è assolto dai salti delle Levate. Il "Sistema Idroelettrico Canale Muzza" si articola su quattro impianti idroelettrici, dei quali tre in corrispondenza dei salti idraulici originati dalle levate di Paullo, Bolenzana e Quartiano. Tutte le levate sopra citate si trovano nel tratto di canale Muzza compreso tra l'impianto di regolazione di Paullo, a valle di Cassano d'Adda, e la centrale termoelettrica di Tavazzano; in particolare è la tratta della Muzza che risulta caratterizzata dalla migliore regolarità e continuità dei deflussi, nonchè da una considerevole disponibilità idrica. I salti disponibili presso le diverse levate variano da 3 a 4 m circa. Il quarto impianto idroelettrico, su un salto di 10 m circa, è stato realizzato sul canale scaricatore di Belgiardino la cui funzione principale è quella di convogliare al fiume Adda tutta la portata d'acqua che, una volta soddisfatto il fabbisogno della centrale termoelettrica di Tavazzano, risulta esuberante per gli usi irrigui.
Gli impianti menzionati, tra cui anche quello di Paullo, turbinano le acque derivate dal Canale Muzza, anche grazie alla lungimiranza del Consorzio di Bonifica Muzza - Bassa Lodigiano, dei Comuni di Paullo, Zelo Buon Persico, Cervignano d’Adda, Montanaso Lombardo, Mulazzano, i Parchi Sud Milano e Adda Sud, che hanno voluto, in questo modo valorizzare il loro territorio.
La Muzzetta
Il Canale appena formato (1222-1230) venne chiamato Adda Nuova; nome che durò poco, infatti appena più a monte di Paullo, dal ramo dell’Addetta veniva estratto il canale Muzza dai tempi dei romani, e bagnava il cosidetto “Agrum Mutianum ” fatto scavare da Tito Muzio (Titius Mutius), prefetto dei Fabbri (ingegnere). Poco alla volta dalla gente il Canale Adda Nuova venne chiamato Muzza, e quello romano di Tito Muzio da Muzza venne chiamato Muzzetta, perchè più piccolo. Il Canale Muzzetta attraversa il territorio di Paullo, bagna il territorio di Muzzano, e va a gettarsi nell’Adda a nord di Villa Pompeiana. Poco prima si stacca il Cavo Delmati, che raccoglie anche acque colatizie e risorgive per bagnare i terreni di Galgagnano.
Il Canale Marzano o Vacchelli
Dall’Adda sulla riva sinistra,di fronte alla cascina Mairana di Comazzo,in territorio di Marzano,viene estratto il Canale,che prende il nome della località stessa,oppure chiamato col nome del suo ideatore Vacchelli. Questo Canale serve ad irrigare i territori del Cremonese, realizzato verso l’anno 1890. L’attuazione di questo Canale fu oggetto di gravi discordie tra milanesi e lodigiani da una parte, e cremaschi e cremonesi dall’altra; e mentre si discuteva tra Milano e Lodi per aprire un nuovo Canale a Bisnate, che doveva servire ad aumentare le acque per l’irrigazione, immettendole nel Canale Muzza, i cremonesi compirono l’opera ed ebbero quello che desideravano. Il corso del Canale, per breve tratto in provincia di Lodi, prosegue regolare in linea retta sul territorio cremasco, dirigendosi verso Crema e proseguendo oltre, dividendosi poi in tanti fossati, rogge e rodigini sul cremonese, con nomi diversi.
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