La Pandina e il "Bernabò"

Ultima modifica 2 maggio 2021

Osservando una carta geografica un po' particolareggiata del sud-Milano, non si può fare a meno di notare, un tratto di strada perfettamente rettilineo, che, partendo da Melegnano, passa per Mulazzano e si arresta a Villa Pompeiana, incontrando l'Adda.

E' la strada Provinciale numero 138, strada "Pandina".
Ma se il nostro osservatore guarda oltre il fiume, si accorge che da Spino d'Adda, parte un altro tratto rettilineo di strada di circa 3 chilometri, che arriva a Pandino, e che è esattamente sulla stessa linea della strada Melegnano - Villa Pompeiana.

La spiegazione di questa stranezza dobbiamo cercarla ai tempi di Bernabò Visconti.
Era la metà del 1300, e alla morte di Giovanni Visconti, signore di Milano, i due fratelli Galeazzo II e Bernabò si erano accordati sulla spartizione del potere.

Galeazzo ebbe i territori e i castelli di Monza, Vigevano e Abbiate, Bernabò quelli di Melegnano, Pandino e Vaprio d'Adda, mentre la città e il contado di Milano vennero divisi a metà.
I due fratelli erano diversissimi: Galeazzo più bello, con lunghi capelli biondi da paggio, il volto incorniciato da una barba ben curata; Bernabò al contrario rozzo, egoista, crudele.

Bernabò dotato di una vitalità quasi animale, si esaltava nella violenza delle armi. Aveva una splendida moglie , Regina della Scala, dalla quale ebbe 15 figli; nonostante questo, cercava continuamente il fascino di altre donne, seminando i suoi feudi di figli.

Nel castello di Melegnano Bernabò trascorreva diversi mesi dell'anno, alternando le cure dello stato con la caccia, burle di cattivo gusto e divertimenti vari: alcuni episodi della sua vita sono diventati leggenda.
E' noto il dilemma che egli pose nel 1362 ai due Legati di papa Innocenzo VI, che gli portavano il decreto di scomunica. Bernabò andò loro incontro sul ponte del Lambro, e quando uno dei messi, l'abate Guglielmo da Grimoard, ebbe finito la lettura della bolla pontifìcia, gli chiese se preferiva mangiare o bere.
E siccome pareva che il Legato non capisse, gli disse chiaro e tondo che doveva scegliere tra mangiare la bolla o buttarsi nel Lambro a bere l'acqua del fiume.

Guglielmo preferì ovviamente ingoiare la bolla, la funicella e il sigillo di ceralacca, sotto gli occhi compiaciuti di Bernabò e della sua corte.

Di questa bravata Bernabò dovette poi pentirsi, perché Guglielmo, diventato papa nello stesso anno col nome di Urbano V, non dimenticò l'offesa ricevuta, e si affrettò a dichiarare eretico il Visconti.
Un altro episodio molto noto è quello che racconta di Bernabò che, andando a caccia nei boschi attorno a Melegnano, si era perso e, incontrato un contadino di Dresano, gli aveva chiesto di fargli da guida.
Cammin facendo, il contadino, che non aveva riconosciuto Bernabò, si era lasciato andare a dire peste e corna del signore di Melegnano e, arrivati al castello, si era accorto troppo tardi dell'identità del suo interlocutore. A dispetto delle sue paure, il malcapitato si era visto però perdonare e anzi premiare per la sua sincerità.
Un'altra storia è quella che vuole che a Pedriano ci fosse un grosso allevamento di cani, che, oltre ad accompagnare il Visconti nelle sue battute di caccia, avrebbero avuto il compito di eliminare le vittime delle sue efferatezze.

A Bernabò si deve la costruzione di altri castelli, oltre a Melegnano: Pandino, Desio, Senago e Cusago.
Nessuno di questi castelli fu costruito in posizione militarmente strategica, e risulta così verosimile, come riferito da alcuni storici, che i cinque castelli siano sorti soprattutto per il diletto di Bernabò: dentro le loro mura il signore cercava l'isolamento, la tranquillità, e soprattutto la possibilità di poter praticare nei dintorni la caccia, per la quale aveva una passione quasi maniacale.

Dalle numerose lettere scritte dalle varie residenze (escludendo quelle scritte da Milano, se ne contano circa 250), risulta che le località più frequentate da Bernabò furono Pandino e Melegnano.
E' naturale, quindi, che egli decidesse di far costruire una strada di collegamento tra le due località: è la strada Pandina, un lungo rettilineo di circa 18 chilometri che collegava i due castelli, e che sicuramente prevedeva un ponte sulla Muzza a Mulazzano e un attraversamento dell'Adda (semplice guado, traghetto o addirittura un ponte in legno?) all'altezza di Villa Pompeiana.
Non esistono documenti sulla data di costruzione della Pandina, ma dobbiamo pensare che debba collocarsi dopo il 1355, anno in cui, avendo ottenuto il potere insieme al fratello, Bernabò poteva disporre facilmente dei capitali necessari.

Bernabò morì nel 1385, dopo 6 mesi di prigionia nel castello di Trezzo, dopo esser stato spodestato dal nipote GianGaleazzo, che divenne così signore assoluto.
Il castello di Melegnano, dopo i Visconti, passò agli Sforza, poi ai Brivio , e infine nel 1332 alla famiglia Medici.Quello di Pandino divenne proprietà dei Sanseverino, poi dei Veneziani, poi di nuovo dei Sanseverino, finché a metà '500 venne acquistato dai D'Adda.
In sostanza non molto tempo dopo la morte di Bernabò i due castelli non furono più dello stesso proprietario, ne c'era chi dovesse spostarsi frequentemente da un castello all'altro.
L'importanza della strada diminuì, anche se una carta del Lodigiano del 1709 la riporta ancora in evidenza in tutto il suo percorso, e pare indicare un ponte a Villa Pompeiana.
Probabilmente nell"800 il passaggio sull'Adda di Villa fu abbandonato, e il tratto di strada oltre l'Adda fu declassato a livello di sentiero campestre.
Nelle carte dell'archivio di Stato di Milano vi è una bella descrizione della strada Pandina, che risale al 1700:
....la strada Pandina conduce da Marignano all'Adda, cioè al porto regale di Spino, da dove si passa a esso luogo di Spino, indi a Pandino, a Vailate e poi a Crema, ed è strada sempre dritta, ampia, e si può dire quasi deliziosa per la dirittura, per la larghezza del sito e l'altezza e amenità degli arbori che la ombreggiano, ed è la via più breve da Milano a Crema, mentre tenendo la via di Lodi si allunga cinque miglia...".

Origini di un collegamento viario della Strada Pandina

La strada comunale detta PandinaBernabò Visconti, durante la sua signoria, fece erigere diversi castelli tra cui quelli di Lodi, di Trezzo, di Desio, di Melegnano e di Pandino. Proprio per mettere in comunicazione diretta questi ultimi due castelli, e per portarsi alla riserva di caccia nel territorio di Spino d'Adda, Bernabò aprì una strada tra Melegnano e Pandino. A Spino teneva i suoi cani, ben duemila, custoditi dai contadini della zona.

Questa via esiste ancora e collega in linea retta le due borgate. Attraversa Mulazzano, giunge a Villa Pompeiana e si perde nella bassura dell'Adda ma si ignora se il Visconti all'epoca vi abbia fatto costruire anche un ponte. Oltre il fiume la strada Pandina ricompare lambendo le cascine Canova e Fornace a mezzogiorno di Spino d'Adda, sovrappassa la roggia Merlò il Canale Vacchelli, attraversa Nosadello e sempre in rigorosa linea retta entra in Pandino nella parte occidentale della borgata.

La distanza da borgo a borgo è di circa 18 chilometri.