| La richiesta di una cava di prestito a Spino per l’estrazione di un milione di metri cubi di ghiaia e sabbia, che ha incassato una bocciatura bypartisan dalle forze politiche locali, potrebbe essere l’unica soluzione per veder finalmente completata la tratta cremasca della Paullese. Oltre ai problemi di finanziamento sui secondi lotti dell’opera, da Paullo al ponte sull’Adda e da Spino a Dovera, ora è in forse lo stesso cantiere inaugurato un anno fa nel Cremasco. «La ghiaia e la sabbia costano troppo e l’azienda (la Cosbau, che opera sul tratto cremasco, ndr) non è in grado di far quadrare i conti», ha spiegato l’assessore della provincia di Cremona Giovanni Leoni, che è stato chiamato a riferire sullo stato dell’arte dell’opera venerdì sera a Spino di fronte ai sindaci dell’asta della Paullese. Nella stessa sede, dopo l’individuazione due settimane prima del sindaco di Pantigliate Lidia Rozzoni quale coordinatrice, i cremaschi hanno designato come loro referente il sindaco di Spino Costantino Rancati. Ha raccolto l’unanimità dei consensi e sin da subito ha voluto tracciare le linee guida da seguire. «Siamo in una situazione - ha detto - di trasformazione, direi di rivoluzione viabilistica, che da qui ad una decina d’anni vedrà il territorio completamente mutato: ci prepariamo ad accogliere la Tem, la Brebemi e speriamo la Paullese. Avremo un cambiamento epocale che dovrà essere sostenuto da una visione complessiva dei nostri comuni e della provincia, altrimenti si va verso lo sfacelo: arriveranno una marea di richieste di zone industriali e dovremmo saper programmare e dirottare le risorse e l’impegno verso gli interventi che servono». L’ex statale 415 in primis. In questo caso, se non si trova una soluzione adeguata, il rischio è che il cantiere rimanga fermo per un anno. Le ipotesi sono due: da un lato trovare una cava in fregio all’opera (la richiesta di Spino era una prima opzione) per abbassare i costi della ghiaia, altrimenti identificare un luogo condiviso dove andare a cavare lungo il territorio (non esclusa l’altra opzione di microcave) per contenere le spese di trasporto; dall’altro valutare la possibilità di utilizzare materiale inerte selezionato e certificato in luogo di sabbia e ghiaia, che attualmente è vietato dai regolamenti della provincia di Cremona. «Se non si arriva ad una soluzione - ha precisato Leoni -, con i prezzi di mercato attualmente in vigore, l’imprenditore salta e della Paullese se ne parla fra un anno. Ovviamente di primo acchito io mi sono messo nella prospettiva che sono affari dell’azienda se non è in grado di sostenere l’offerta che aveva fatto in sede di bando. In realtà, ciò può portare a rallentamenti infiniti. I nostri tecnici stanno cercando di valutare all’interno della normativa la possibilità di utilizzo di inerte da frantumazione, intaccando il territorio nel minor modo possibile».Emiliano Cuti |