Itinerari turistici

Acquae Mutiae - La via dell'irrigazione

itinerario2Il lungo tratto di Lodigiano bagnato dalle acque del canale può essere percorso da un duplice itinerario.

  • Il primo si articola a nord di Paullo dal punto in cui le acque dell'Adda vengono deviate ai piedi dell'antico castello di Cassano.
  • Il secondo si estende da Paullo al punto in cui il canale diviene colatore.

L'itinerario completo può essere compiuto solo in bicicletta

L'origine del canale si allontana nel tempo.I primi documenti certi risalgono agli inizi del XII secolo: parlano di un canale di irrigazione chiamato roggia Mozza di proprietà dell'Ospedale Broglio ubicato presso santo Stefano a Milano, divenuto poi Ospedale Maggiore. Ancora oggi il canale si chiama abitualmente al femminile, la Muzza Secondo la tradizione il primo tratto del canale risale all'epoca romana quando Tito Muzio, sfruttando una biforcazione dell'Adda all'altezza dell'attuale colatore Addetta, fece realizzare uno sbarramento sul fiume Adda nei pressi di Paullo e fece costruire una derivazione per irrigare i terreni non molto tempo prima bonificati. Le acque che scorrevano tra i campi vennero chiamate Aquae Mutiae. I diplomi imperiali di Federico Barbarossa, nel 1158, e di Enrico VI nel 1191, concedevano ai Lodigiani i diritti di estrazione d'acqua, ma non facevano riferimento ad un preciso diritto di derivazione per la Muzza. Con i trattati di pace del 1198 e del 1218, che ponevano fine alla guerra tra Lodi e Milano, i Lodigiani si trovarono nelle condizioni di rimettere mano alla bonifica del proprio territorio ed in particolare alla realizzazione delle opere di irrigazione. Tra il 1220 ed il 1230 iniziarono così i lavori di scavo per condurre le acque del canale a sud del primitivo sbarramento. Si acuirono a questo punto i contrasti con il comune di Milano che difendeva i diritti dell'Ospedale Broglio, proprietario dei terreni nella zona di escavazione del canale. Inoltre i Milanesi rivendicavano a sé la costruzione del canale a nord di Paullo.

Tra Cassano e Paullo

Da Lodi ci si porta a Montanaso Lombardo. Di qui si prosegue per Zelo Buon Persico, Marzano e Comazzo seguendo l'itinerario descritto nel primo volume degli Itinerari artistico-ambientali. Giunti a Comazzo si segue la direzione alla volta di Corneliano Bertario. Si oltrepassa la roggia Molina le cui acque azionano la ruota del mulino di cascina Torchio. Ci si inoltra in un paesaggio modellato dal corso dell'Adda. La strada scende dolcemente disegnando l'ampia curva che costeggia l'antico parco di villa Pertusati.

Alla sommità di un verde declivio spiccano i resti delle mura di cinta del parco. Il percorso corre parallelo al fiume, ne segue le anse, segnate all'orizzonte dalle cime dei platani, dei salici e dei pioppi. La distesa dei campi ondulata in un succedersi di dossi, cunette, avvallamenti è attraversata da una fitta rete di piccole rogge e fossati. Ad una curva appare sulla sinistra cascina Colombirolo, mentre sullo sfondo si presenta, arroccato su un poggio, un piccolo borgo dalla struttura medioevale: Corneliano Bertario.
All'ingresso del borgo, a sinistra, si affaccia sull'aperta campagna una cascina dalla caratteristica struttura a ballatoio tipica dell'abitazione rustica milanese. Al centro del paese si eleva, in una piazzetta alberata, il castello Borromeo, antica proprietà dei signori di Cassano d'Adda, la cui origine risale al XII secolo. L'edificio ben conservato mostra i muri, in ciottoli di fiume e mattoni, scanditi da finestre ad arco. L'ampio cortile quadrangolare si affaccia sulla Valle dell'Adda.
Si imbocca via Lago Gerundo, si passa di fronte alla parrocchiale e ci si inoltra in una lunga sequela di cascinali dai cortili acciottolati. I muri, anch'essi in ciottoli, sono testimonianze di una stona antica. Presso il borgo nel 1158 le truppe imperiali di Federico Barbarossa guidate da Ladislao, re di Prussia, e da Corrado, duca di Dalmazia, attraversarono l'Adda per attaccare i Milanesi.
A tale proposito scrive il Giulini: "L'acqua veramente era più grossa e più forte che non supponevano; e circa dugento de' loro soldati più animosi vi restarono sommersi..."
Si esce dall'abitato scendendo in leggera pendenza lungo il versante opposto del poggio. La campagna è chiusa all'orizzonte dal verde intenso dei boschi che crescono sulle rive dell'Adda. Giunti a cascina Torretta ci si porta sulla strada Rivoltana. Si attraversa la provinciale e ci si immette nella strada sterrata che, oltrepassato il cimitero, scorre tra la roggia Molina a destra e la roggia Crivellona a sinistra.
Superati due laghetti formati da una cava di sabbia si giunge alla periferia di Albignano. Si attraversa il ponte sul canale Muzza e si entra in paese. Albignano si sviluppa intorno a palazzo Anguissola in un insieme di vie, vicoli, strade che si diramano a semicerchio in un suggestivo effetto scenografico.
Lasciato il paese si prosegue per Cassano d'Adda. Il toponimo, citato in alcuni documenti del 920, deriva dal personale latino Cassius. Numerose sono tuttavia le etimologie che si vogliono all'origine del nome. Secondo una di queste il nome Cassano deriva dal termine cartaginese "chazan" magazzino, perchè i Cartaginesi durante le guerre puniche avrebbero stabilito in questo luogo un deposito di vettovaglie.
Si entra nel nucleo storico dell'abitato. Si oltrepassa villa Borromeo, costruita nella prima metà del settecento e completata dopo il 1781 dal Piermarini. Si raggiunge piazza Garibaldi e da qui si passa in piazza Cavour dove sorge il castello Borromeo d'Adda iniziato prima del Mille, ristrutturato ed ampliato tra il XIII ed il XV secolo. La solida struttura muraria che degrada sul fiume è opera di Bartolomeo Gadio, ingegnere militare di Francesco Sforza. La costruzione bene evidenzia la funzione difensiva del paese costruito a sbarrare ogni passaggio sull'Adda. Duecento metri a monte del castello dal fiume Adda ha origine il canale Muzza. Sotto il castello il canale fiancheggia l'antico Linificio Canapificio Nazionale, stabilimento nato nel 1873 dalla filanda Battaglia sorta già nel 1840. Da piazza Cavour ci si porta al ponte sul canale, lo sì attraversa e, poco prima del ponte sul fiume Adda, si scende sulla destra lungo una carrareccia che conduce alla riva sinistra del canale. Da qui inizia l'itinerario lungo l'antico corso d'acqua. La strada sterrata fiancheggia l'isola Ponti posta tra l'ampia ansa dell'Adda ed il canale che in questo punto corre incassato tra gli spalti di Cassano, a destra, e la riva del fiume, a sinistra. Un succedersi ininterrotto di rogge intesse sulla riva sinistra una grande rete di comunicazione col fiume che corre quasi parallelo al canale. Mentre si lasciano alle spalle le ultime case di Cassano, il canale si addentra m un'area ricca di vegetazione. Si giunge così di fronte alla centrale termoelettrica di Cassano d'Adda, un grande sistema di centraline e di impianti sono nel 1927. Superato lo sbarramento della centrale lo sguardo si riporta sulla campagna. L'Adda disegna un ampio meandro che si allontana leggermente dal canale. Una grande distesa di prati, di coltivi, punteggiati qua e là da cascine accompagna lo scorrere veloce e silenzioso della Muzza. Si fiancheggia a sinistra molino Fornasetto, mosso dalle acque della roggia Molina, mentre sulla destra sì profila la struttura rurale di cascina Rossa. Il canale compie un'ampia curva; altre rogge nascono e si dipartono a modellare il territorio in un succedersi di specchi di acque e di riflessi di cielo. La terra pullula di fontanili e di resorgive.
La strada corre dinanzi a cascina Torchio, separata dalla Muzza dalla roggia Maglio. Albignano arroccato sulla destra del canale viene incontro con le case, i campanili, i palazzi. Si supera il paese.
Lo scorrere dell'acqua si fa più veloce. A tratti lo sciabordio della corrente si alterna ai suoni della campagna. Le rive sono ombreggiate da fitte alberature. Tratturi e vicoli, al pari di rogge e fossati, arricchiscono la trama dei nastri che si snodano tra i campi. Dopo Albignano. a cinque chilometri dall'origine del canale, sulla destra si origina la roggia Corneliana Bartola che va a scorrere parallela al fontanile Molina. Poco più avanti si trova il lago di Moncate, una piccola morta del fiume con una riserva naturale.

Cespugli ed alberi si diradano all'altezza dell'incrocio con la provinciale Rivoltana. Si attraversa il ponte all'altezza di Trucazzano Sullo sfondo a destra spicca il campanile della parrocchiale del paese dedicata a san Michele e risalente alla seconda metà del XVI secolo. In questo punto il canale assume l'andamento di un fiume Ampie anse modellano campi e prati che si allargano a perdita d'occhio. La campagna intorno brulica di cascinali e costruzioni rurali.

Nei pressi di cascina Nuova, sulla sinistra, si origina la roggia Regina Codogna che percorre tutto il Lodigiano. La strada fiancheggia cascina Fornasetta, passa accanto ad una zona ricca di rivoli e di fontanili. Presso cascina Bosco la carrareccia si trova chiusa tra il canale e la roggia Cattanea Comazzo, mentre a destra la Muzza riceve le acque del torrente Molgora, un tempo fiume a tutti gli effetti. Si entra nel comune di Comazzo. Il percorso del canale si fa rettilineo, passa di fronte alla cascina Castiona, presso la quale si diparte la roggia Zela Ospitala, e si allarga nei pressi del ponte di Lavagna. La strada si scosta dal canale. Oltre il ponte di Lavagna torna a correre lungo la riva sinistra della Muzza. Poco dopo sulla riva destra appare il complesso di Rossate. La splendida cupola dell'oratorio di san Biagio si staglia contro il cielo.

La campagna si apre, mostra lunghi filari di pioppi, distese di coltivi, rari alberi capitozzati. Fitti cespugli di piante tipiche delle zone umide si alzano qua e là a chiudere la visuale. Nei pressi della cascina Torchio, di fronte alla quale scorrono parallele ben quattro rogge, il corso del canale si allarga in un'ampia curva. Dossi, pendii, avvallamenti, carrarecce, vicoli campestri, cascine. alberi narrano la storia di un territorio continuamente modellato e trasformato dall'acqua. La Muzza con le sue rogge, mano dalle mille dita, ha penetrato in ogni parte questa terra, l'ha resa fertile e rigogliosa. A testimonianza di questa storia che ha visto l'uomo contendere il territorio, lembo dopo lembo, alle paludi del lago Gerundo e lo ha visto incanalare le acque dell'Adda, regolandone il flusso in corsi paralleli, sorgono le cascine storiche, sede di antichi monasteri, prima, e di nobili proprietari, poi.Dopo la presa del cavo Marocco, sulla destra, si affaccia sulle acque del canale cascina Gardino. Antico feudo dei Visconti e in seguito proprietà della Mensa Vescovile di Lodi, conserva una splendida casa padronale cinquecentesca. Spiccano sulla facciata le decorazioni in cotto che incorniciano le finestre e i capitelli e corrono lungo tutto il perimetro della costruzione a dividere i due ordini.La Muzza entra ora nel comune di Settala. Riprende l'andamento rettilineo fino a giungere a Conterico. Qui passa tra due cascine, Conterico di sopra e Conterico di Sotto. L'Agnelli riporta un'antica tradizione a proposito del nome "Credesi luogo antichissimo, di denominazione celtica...". La celtica Conterico era probabilmente un villaggio di pastori caratterizzato da un insediamento abitativo formato esclusivamente da capanne. I Romani in seguito vi costruirono una 'villa', forse la VI del territorio. La sua ubicazione assolveva a tre funzioni essenziali: controllare la Muzza, la strada per Settala, la strada alzaia. Sembra essere stato il primo castrum della zona scelto per la rilevanza strategica del luogo. L'importanza della villa fu tale da giustificare la nascita di un secondo insediamento, Conterico Superiore. Fino al seicento costituì comune a se. Notevole l'oratorio di san Bartolomeo. Qui ha termine la prima parte dell'itinerario lungo la Muzza. Si percorre ancora per un breve tratto il canale. Si sfiora Paullo e si raggiunge Zelo Buon Persico dove si riprende il tragitto compiuto in andata.

Tra Paullo e Tripoli

Da Lodi si raggiunge Montanaso. Si segue la strada per Zelo Buon Persico sino a Galgagnano. Qui si devia per Quartiano. Raggiunto il paese, lo si attraversa per portarsi sulla strada di Mulazzano. Usciti dal paese una deviazione a sinistra conduce a cascina Isola Balba. Antico insediamento di origine romana, deriva il suo nome dalla posizione sulla sinistra del Sillaro che anticamente stagnava formando numerose isole. La casa padronale posta su un'altura domina la campagna circostante, antica proprietà della gens Balbia. Scrive l'Agnelli "Fu trovato un corno d'alce nelle vicinanze di questo villaggio descritto dal Breislack nella Descrizione geologica della provincia di Milano." Si prosegue per Mulazzano. Il toponimo di origine latina, Mulacianum, citato in un documento del 972, deriva probabilmente dal nome Munatius o Mulutius. Il Gabiano propone invece una pittoresca quanto interessante origine del nome: "E il faticoso mulo, che prudente Move il piè svelto, a Mulazzan dà il nome". Fu proprietà dei Benedettini di san Pietro in Laus. Nel 1294 si accamparono nelle terre attorno a Mulazzano le truppe di Matteo Visconti che marciavano contro Lodi. Nel XIII secolo appartenne alla Signoria dei Mozzanica di Lodi. Nella seconda metà del XVI secolo il feudo fu venduto ai principi Tassi di Napoli con Quartiano, Marzano, Zelo, Cervignano e Bisnate.Entrati in paese si imbocca la via per Lanzano. La strada serpeggia tra curve e controcurve in un paesaggio dominato da coltivazioni prive di alberatura. Sulla destra si profila il paese di Cassino d'Alberi. Qui sorgeva nel XV secolo un castello denominato Castellazzo. Nei pressi del paese da alcuni fontanili ha origine il Sillaro lungo il quale si sono stabiliti i primi insediamenti abitativi della zona. A sinistra della strada sorge la maestosa costruzione di cascina Virolo di cui si ha notizia fin dal 1143. Interessante il cinquecentesco oratorio dedicato a san Rocco.Si giunge a Lanzano, piccolo borgo un tempo proprietà dei signori di Melegnano.

Lungo la via che attraversa l'abitato si può ammirare un antico forno in mattoni, in funzione ancora fino a poco tempo fa. L'oratorio dedicato ai santi Gervaso e Protaso era di proprietà dell'Ospedale Maggiore di Milano. Si lascia il paese. A breve distanza sì stagliano contro il cielo i tre angeli che ornano il timpano della chiesa di san Barbaziano, di cui si ha notizia fin dal 1261. Nella chiesa è conservata una via Crucis in legno di notevole valore. Si prosegue sino al bivio per Tribiano Qui si devia a destra, si costeggia per un breve tratto il corso dell'Addetta. Raggiunto Tribiano si seguono le indicazioni per Paullo. Il nome deriva dal latino palus e fa riferimento alla vasta palude originata dal lago Gerundo e prosciugata dai Benedettini In un documento del 1174 è nominato il monastero di "san Pietro in campo da Paule".

Nel 1452 durante la guerra fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia Francesco Sforza fece innalzare a Paullo due torri sulla Muzza per impedire il passaggio ai nemici. Nel 1546 Paullo divenne proprietà dei principi Tassi. Un tempo esisteva un edificio regolatore delle acque detto Porte della Muzza accanto al quale sorgeva la casa del custode con annesso un oratorio. Prima di entrare in paese, subito dopo il ponte sulla Muzza, si gira a destra e si scende lungo la riva del canale. Qui si prende la carrareccia costiera, si percorre un tratto costeggiando la periferia di Paullo. Dopo i giardini pubblici il canale si allarga a formare quasi un piccolo lago, quindi riprende il suo corso scendendo velocemente incuneato in un fitto sistema di rogge:Crivelletta, Crivellone, Besana Luserana a sinistra, la Bolletta Ospitala a destra. Lasciato il paesaggio riprende il suo tipico aspetto agricolo. I campi sulla riva destra degradano a balze verso la riva del canale segnati da un lungo filare di platani che ombreggiano la carrareccia. Il percorso sin qui condotto lascia la riva sinistra dove sorge imponente cascina Villambrera. L'itinerario prosegue sulla riva destra. Cascina Villambrera, chiamata anticamente Villa Melaria, è citata in documenti del 972 tra i possedimenti del monastero di san Pietro nell'antica Laus. La casa padronale si affaccia su un ampio giardino prospiciente la Mazza. Isolato, posto appena fuori il perimetro della cascina, sorge l'oratorio di sant' Eusebio, fino al 1591 parrocchia autonoma. 11 piccolo borgo di Villambrera fu oggetto di saccheggi da parte dei Francesi durante l'occupazione nei primi decenni del secolo XVI. A circa cinquecento metri dalla cascina si incontra la morta dell'antico corso del canale. Lo specchio d'acqua e circondato da una rigogliosa vegetazione tipica delle zone umide, tra i salici, gli olmi, i pioppi dimorano numerosissime famiglie di uccelli. Oltrepassata la morta le acque si allargano all'altezza della levata Bolenzana. Si infittisce la trama dell'irrigazione. Le rogge si intrecciano, generano fili di acque che corrono lungo il Lodigiano a formarne il tessuto unitario. Ora il canale scorre a cavallo di due comuni, a sinistra Cervignano d'Adda, a destra Mulazzano. La strada passa poco distante da cascina Sabbione, "forse l'antico Sabbone nominato nel testamento di Ariberto d'Intimiano (anno 1034)" (G.Agnelli). Si giunge a Quartiano. Volgendo dal ponte lo sguardo verso il tratto percorso è possibile vedere, in giornate limpide, la catena delle Alpi. Entrati in paese si prende la direzione di Villavesco. All'altezza della cascina Vignazza si imbocca a sinistra una carrareccia che porta a cascina Casoltina, posta di fronte a cascina Casolta. Ci si trova di nuovo sulla riva destra della Muzza. Si percorre il canale che si immerge in una campagna intensamente coltivata. Unica alberatura i filari che segnano i confini tra i campi. Altre rogge affiancano il corso veloce del canale. I loro nomi suggestivi, Tibera dei Cani, Dentina Ortolana, san Marca, Paderna Cesarina, sono testimonianza della storia di questi luoghi e delle famiglie che hanno governato il territorio in un passato lontano, o ricordano avvenimenti ancora vivi nella memoria degli abitanti.All'altezza di cascina Antegnatica la strada lungo il canale è interrotta dalla costruzione imponente della centrale termoelettrica di Tavazzano. L'itinerario raggiunge la cascina. Chiamata anticamente Anteniaga è citata in un documento risalente all'872 come proprietà del monastero di san Pietro in Laus. Nel XII secolo risultano proprietari del luogo i signori di SaleranoDalla cascina ci si porta sulla via Emilia. Giunti sul ponte della Muzza si percorre la riva sinistra del canale, affiancata dalle rogge san Simone e Giuda, Dentina Ortolana, Regina Codogna. Sulla destra appare il grande complesso di Ca' Cesareo, cascina già nominata in documenti del 1595 come proprietà della chiesa dell'Incoronata a Lodi. Sullo sfondo a destra si profila il campanile dell'oratorio di Ca' de' Zecchi dedicato a san Rocco. La cascina, già possedimento dei padri Somaschi di Lodi, nel XVII secolo apparteneva ai conte Maserati.

Si giunge alle Zelasche. Antica proprietà dei Visconti, di cui si parla fin dal XIII secolo, riserva di pesca, reca tracce della strada che portava a san Bassiano in Laus. Un ponte in mattoni, ben conservato, chiamato il ponte di Napoleone, è, secondo la tradizione, il luogo in cui passò il Buonaparte durante la sua discesa per la battaglia contro gli Austriaci. Accanto ai laghetti, sorge, in stato di totale abbandono, il secentesco oratorio di sant'Antonio da Padova. Si lasciano le Zelasche, passando sotto il ponte idraulico sulla riva sinistra del canale. L'andamento del corso d'acqua è quasi rettilineo. A destra e a sinistra corrono parallele rogge e cavi. All'altezza della levata Povera Vistarina l'alveo del canale si allarga e la corrente si fa a tratti impetuosa. Si giunge alla cascina Muzzetta. Si oltrepassa il ponte su cui corre la strada che conduce a cascina san Marco. Si prosegue lungo la riva sinistra La strada ora fiancheggia la riserva di castello de'Roldi. La vegetazione lussureggiante accompagna il cammino fino all'altezza della cascina. Sulla riva destra sfila la solida struttura di cascina Dossena. Il canale attraversa la campagna attorno alla grande cascina Sesmones. I campi e i prati sono interrotti da corsi d'acqua e viottoli fino al ponte che incrocia la statale per Orzinuovi. Si attraversa e ci si immette sulla strada che conduce all'abitato di Muzza di Sant'Angelo. La strada si discosta dal percorso dell'acqua, sbocca in paese all'altezza dell'antica parrocchiale. Si oltrepassa il ponte sul canale e si prende a sinistra. Ci si appresta così a percorrere l'ultimo tratto della Muzza. Il tessuto irriguo si fa sempre più fitto. Alberi e cespugli corrono ai lati della carrareccia, fino a costituire un sipario che si apre per svelare a destra la splendida struttura della cascina Paderno Isimbardi isolata in mezzo ad una infinita distesa di campi. Mano a mano che ci si avvicina alla fine del canale vero e proprio l'alveo del fiume si restringe. Non ha più l'aspetto del fiume. Sono definitivamente scomparsi le anse, i meandri, le grandi curve che si aprono quasi ad anfiteatro sulla pianura. Anche il paesaggio sembra restringersi fino alla località Tripoli presso Massalengo. punto in cui il canale termina in una chiusa. Da qui si diparte il colatore Muzza che attraversando il territorio tra Massalengo e San Martino in Strada si congiunge con la roggia Bertonica e scorre fino a Castiglione per ricongiungersi all'Adda. Da Tripoli si riprende il cammino per Lodi lungo la statale che viene da San Colombano.

Tratto dal volume: "Tra Rosse Presenze e Verdi Silenzi" Edizioni ex APT del Lodigiano 1994

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