Il Lodigiano

I Mille del Lodigiano

(di Francesco Neri)

Appena a Lodi giunse la notizia della partenza da Quarto di Garibaldi, oltre 150 giovani accorsero al Comitato nazionale di Soccorso, a Genova, per chiedere di essere arruolati e spediti in Sicilia. In poco tempo i lodigiani formarono una vera e propria compagnia che fu impiegata in due battaglie decisive, nel 1860, a Milazzo e a Volturno. Gli storici locali ormai sono concordi nel definire «fondamentale» il contributo dei lodigiani al Risorgimento. Così, in occasione del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, a Lodi si terrà un ciclo di quattro conferenze dedicate alla memoria dei volontari partiti per aderire all'impresa dell'Eroe dei due Mondi. La manifestazione è stata promossa dall'associazione "Lodi Protagonista" (i giovani della destra del Pdl) e si terrà dal 15 ottobre al 14 gennaio nelle sale di Palazzo San Cristoforo, sede della Provincia di Lodi. «Queste conferenze sono il frutto di una collaborazione con l'Istituto per la Storia del Risorgimento — spiega Andrea Dardi, presidente di Lodi Protagonista —: tra i temi trattati sarà dedicato ampio spazio alle figure lodigiane che hanno contribuito alla costruzione dello Stato italiano».

IL PRIMO INCONTRO è fissato per il 15 ottobre e sarà dedicato a Garibaldi e al movimento garibaldino nel Lodigiano. «L'apporto del territorio dato all'unificazione d'Italia è stato grande — assicura Marco Baratto, commissario provinciale dell'Istituto per la storia del Risorgimento Italiano (nella foto) —. Il Lodigiano è stato un bacino importante per i garibaldini, ha fornito molti uomini pronti a battersi per la causa ma anche molte figure di spicco che hanno ricoperto ruoli amministrativi. Bisogna ricordare che non ci fu solamente la spedizione dei Mille, ma che il fenomeno si estese in tutta Europa: il movimento garibaldino venne preso da molte nazioni come modello da seguire per poter affermare la loro indipendenza.

I valori del Risorgimento e dell'unità dell'Italia — continua Baratto — sono valori di aggregazione tra i nuovi e i vecchi italiani. L'Italia deve essere un simbolo per riscoprire , soprattutto in questo 150esimo anniversario, le virtù in cui si devono riconoscere gli italiani più giovani.

A proposito di Garibaldi qualcuno scrisse che si presentò "in Italia, Francia, America, Inghilterra come un sogno diventato realtà". Per fare un esempio, la Romania è stata unificata anche grazie allo stimolo del Risorgimento italiano che ha travalicato i confini nazionali diventando un vero movimento d'ispirazione europeo, se non addirittura mondiale. È questo che si dovrebbe riscoprire. Speriamo di riuscire a trasmettere questo spirito durante il ciclo di incontri che si terranno a Palazzo San Cristoforo».
Lodigiano era anche il garibaldino più giovane. Si tratta di Luigi Baj, arruolato appena 15enne. «Visse la sua coscienza patriottica fino alla fine dei suoi giorni — ricorda Baratto —. Ha sempre affermato che riconosceva un solo Duce, Garibaldi. È una figura che spero possa diventare un simbolo e un modello per i forti ideali che ha saputo trasmettere».

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